Geschichte

Radio a 11 metri e aeromodellismo RC

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Circa 10 anni fa, da noi venivano utilizzati principalmente, e con grande successo, impianti Tip-Tip a modulazione tonale. A ogni funzione (su-giù-sinistra-destra ecc.) era assegnato un determinato tono, che sul lato del ricevitore faceva vibrare la corrispondente lamella d’acciaio nel relè a frequenza di lamella e, tramite un amplificatore, faceva azionare completamente il servocomando. Questi sistemi provenivano principalmente dagli Stati Uniti ed erano presenti in gran numero nei nostri aeroporti. All’epoca era possibile che cinque di questi sistemi di comando fossero in funzione contemporaneamente senza interferire tra loro.


Breve retrospettiva

Per quanto ne so, anche il codice colore comunemente utilizzato oggi proviene dagli Stati Uniti, ma ormai si è ampiamente diffuso.

1. marrone:26,995 MHz
2. rosso:27,045 MHz
3. arancione:27,095 MHz
4. giallo:27,145 MHz
5. verde:27,195 MHz

Poco dopo — circa sette anni fa — fecero la loro comparsa i primi sistemi di controllo proporzionale digitale. Il grande vantaggio, ovvero il fatto che ogni servocomando non si limitasse semplicemente a muoversi da un'estremità all'altra per poi tornare indietro, ma funzionasse in modo proporzionale a seconda della posizione della leva sul trasmettitore, ha portato a una sensazione di volo completamente nuova e ha dato un vero e proprio slancio al volo RC. È così scoppiato un vero e proprio boom del volo RC. La produzione di tali sistemi si è rapidamente estesa all’Europa e ogni anno nuove aziende produttrici hanno fatto il loro ingresso sul mercato con i propri prodotti. Ben presto le cinque frequenze non sono più state sufficienti, poiché soprattutto nel volo a vela — quando le condizioni sono favorevoli — tutti vogliono entrare nel «corridoio» e che chi era riuscito a collegarsi desiderava rimanere il più a lungo possibile nella corrente ascensionale, il che spesso andava a discapito di un compagno che, per caso, aveva la stessa frequenza e doveva quindi attendere a terra. Il progresso tecnico, però, non lasciò attendere a lungo una soluzione anche a questo problema. Gli impianti divennero a banda più stretta, i ricevitori più selettivi e ben presto divenne normale che tra le cinque frequenze note venisse creata una frequenza intermedia per ciascuna di esse, il che comportò per il modellista la conseguenza concreta che fosse possibile mettere in funzione contemporaneamente dieci impianti RCe che, quindi, sulla banda degli 11 metri fosse diventato possibile comandare contemporaneamente dieci aeromodelli. Si trattò certamente di un grande progresso ed è lecito supporre che in questo modo si sarebbero potute creare ancora più frequenze intermedie. Il problema risiede soprattutto nel gran numero di marche diverse con tolleranze diverse. Una collaborazione in tal senso tra i produttori sembra probabilmente illusoria in Europa, ma non sarebbe certo un lusso. Ebbene, finché i produttori di motori non riescono nemmeno a mettersi d’accordo sulla stessa distanza tra i fori sulla flangia di montaggio, sarebbe probabilmente chiedere troppo. Sicuramente lo sviluppo sarebbe ben lungi dall’essere concluso e sarebbe possibile, con vari accorgimenti elettronici — sebbene con un maggiore dispendio di risorse — far volare un numero ben maggiore di modelli di aeromodelli in modo indipendente l’uno dall’altro.

Eppure, lo scorso anno, in modo inaspettato e del tutto improvviso (come tutto ciò che nasce nella burocrazia), si è abbattuta una vera e propria crisi sul modellismo RC da 11 metri. Si tratta di


L'attivazione della banda radio a 11 metri

Per il momento, ci si permetta di osservare che la radioamatoriale è un’attività ricreativa come qualsiasi altra. Si tratta di un hobby tecnico che esercita già un fascino immenso su molte migliaia di svizzeri. Che anche nel mondo della radioamatoriale esistano ogni sorta di derive e comportamenti vergognosi è un fenomeno inevitabile, proprio come quella categoria di modellisti che, con rumori intollerabili, disordine estremo sul campo di volo e e le auto parcheggiate nei prati e nei campi, fanno più che «pubblicità» al nostro sport.

La possibilità di entrare in contatto con altri appassionati tramite apparecchi radio su distanze brevi e lunghe, di ricevere messaggi e di ritrasmetterli come stazione relè, e persino di contribuire a organizzare operazioni di soccorso, deve sicuramente suscitare grande interesse in molti. Forse un tentativo di passare da un atteggiamento passivo di ricezione o consumo, come avviene con la radio, la televisione, le riviste ecc., a un atteggiamento attivo, di trasmissione e produzione? Il fatto che altri facciano affari d’oro con questi bisogni specificamente umani non si riscontra solo nel settore degli hobby. A trarne profitto nel settore della radioamatoriale non sono solo importatori e venditori, ma anche le PTT, e precisamente molto di più che con il modellismo radiocomandato: questo va sottolineato espressamente!

Ora, non può essere nostro compito giudicare la legittimità della radiofonia a 11 metri — anche il fatto che noi fossimo lì per primi viene preso sul serio quasi da nessuno, alla luce degli sviluppi tecnici e delle questioni amministrative e normative. Estremamente discutibile e incomprensibile è invece il modo in cui sono state assegnate le frequenze, poiché la radio amatoriale ci è stata inserita proprio nel mezzo della nostra banda di radiocomando. A causa delle nove frequenze assegnate alla radio amatoriale, perdiamo esattamente tre frequenze di radiocomando, ovvero:

27,025 MHzmarrone/rosso:
27,075 MHzrosso/arancione:
27,125 MHzarancione/giallo:

A ciò si aggiunge il fatto che, a partire dal 1975, non vengono più concesse nemmeno le frequenze intermedie 27,175 MHz (verde/giallo) e 26,975 MHz (nero/marrone) non saranno più autorizzate, per cui il modellismo aeronautico ha effettivamente perso ben cinque frequenze sulla banda degli 11 metri. Si tratta di una perdita davvero enorme, considerando il notevole aumento e la crescente popolarità del modellismo aeronautico. Neanche l’assegnazione di nuove bande riesce a compensare del tutto questo grave intervento che ci riguarda.

È interessante notare che fino alla fine del 1974 continueranno ad essere rilasciate concessioni per i radiocomandi sulle frequenze intermedie, quando invece è risaputo che un modellista che fa volare tranquillamente il proprio aliante su un'altura disturba in modo tutt'altro che tranquillo i radioamatori in un raggio sorprendentemente ampio — radioamatori ai quali, per giunta, lo stesso PTT ha concesso la stessa frequenza. Non occorre sottolineare ulteriormente che tali situazioni non ispirano certo fiducia nell’opinione pubblica, e la domanda su chi sia il colpevole, il famoso capro espiatorio, sorge spontanea:


Quanto è malvagia la PTT?

Come già accennato, i proventi derivanti dai canoni di concessione per gli apparecchi radio sono considerevoli per le PTT e sono destinati ad aumentare enormemente di anno in anno. Questo fattore viene raramente menzionato, ma, come sempre, riveste un ruolo decisivo. Meno se ne parla, più è importante! Tuttavia, prima di muovere accuse al PTT (cosa che comunque non servirebbe a nulla, dato che il PTT non è una persona), non bisogna dimenticare che, con l’apertura della banda degli 11 metri alla radiocomunicazione, il PTT non ha fatto altro che attenersi alle norme internazionali. In Italia, ad esempio, la banda degli 11 metri è oggi completamente «contaminata» e da anni ormai è ormai preclusa al modellismo aereo. Lo stesso vale anche all’estero. Per questo motivo, in quei paesi i modelli di aerei vengono telecomandati principalmente sulle frequenze di 72 e 50 MHz. Nel modellismo aereo si è quindi evitato il radioamatorismo — il che ci porta direttamente alla questione cruciale: da un lato, la PTT ha guardato all’estero, allineandosi alle tendenze internazionali, ma quando si è trattato della riassegnazione delle frequenze per il radiocomando, ancora una volta si è risolto il problema in solitaria, in vero stile svizzero, costringendoci a rinunciare il più possibile agli impianti disponibili in commercio dall’estero oppure a modificarli per adattarli alle condizioni svizzere. Inoltre, e questo va sottolineato con forza, gli appassionati di aeromodellismo sono stati ancora una volta trattati in modo estremamente sfavorevole in tutta questa vicenda. Ci sono state tolte quattro frequenze a 27 MHz e ne sono state assegnate solo quattro a 40 MHz, il che ci riporta esattamente alla situazione precedente —

⏏ Queste frequenze possono essere utilizzate ancora fino alla fine del 1974, ma rimangono attive nel territorio tedesco!

⏏ Queste frequenze, così come 27.265 (D4) e 27.275 (24), saranno assegnate solo nel 1974 e saranno consentite solo fino al 1980


Telecomandi per aeromodelli e ricetrasmettitori radio nella banda dei 27 MHz

Questa tabella delle frequenze è stata redatta da L. Steinbrecher e illustra chiaramente la situazione. A titolo di piccola precisazione, va notato che il nero non è mai stato autorizzato. Le frequenze intermedie effettive sono: 27,020 / 27,070 / 27,120 ecc., come ad esempio nel caso di Digi-Fly. Le frequenze intermedie qui indicate si basano sui quarzi per radiotelefonia disponibili a basso costo (coppia a 18 franchi). Quarzi speciali: coppia a 48 franchi.

Niente di fatto, se non spese! Lo sviluppo del modellismo aeronautico avrebbe più che giustificato l’assegnazione di almeno dieci frequenze, ad esempio a 40 MHz (ancora meglio a 50 o 72). Il fatto che ci siano state assegnate proprio dieci frequenze a 430 MHz non ci conforta affatto. Ogni esperto sa che quelle lunghezze d’onda non sono del tutto prive di problemi. Anche se in questo campo abbiamo ancora poca esperienza, è già stato confermato che l’impegno elettronico richiesto è doppio. L’impatto sul prezzo è quindi facilmente calcolabile. Poiché all’estero non vengono prodotti apparecchi adeguati, il passaggio a queste frequenze su larga scala non è per il momento affatto all’ordine del giorno. Lo si menziona solo di sfuggita, ma ciò dimostra quanto spesso siano irrealistiche le disposizioni e le norme burocratiche. La conclusione di tutta questa vicenda è la seguente: se mettiamo mano al portafoglio e acquistiamo nuovi impianti a 40 MHz, avremo praticamente ancora 9 frequenze a disposizione. E se abbiamo ancora più pazienza e vogliamo spendere ancora di più, forse un giorno potremo controllare in modo indipendente ben 10 modelli su 430 MHz. In ogni caso, dobbiamo pagare per gli errori commessi dalla PTT. Ora, resta aperta la domanda: si sono verificati errori anche altrove, oltre che alla PTT? Che ne è, ad esempio, dell’Aero Club della Svizzera o dell’Associazione dei rivenditori specializzati in modellismo? Cosa è stato fatto – o non fatto – in questi ambiti, e come viene visto il futuro? Per scoprirlo, ci siamo rivolti per iscritto a questi diversi enti, nella speranza di potervi fornire, nel prossimo numero, qualche chiarimento in più su questa oscura vicenda.

Continua...



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