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Il vintage: un passo indietro o un ritorno alle origini?

von Laurent Beldame
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Nell’ultimo editoriale di MFS del luglio 2022, il nostro editorialista esprimeva preoccupazione per i pericoli legati alla perdita delle competenze di base in molti club, come conseguenza diretta della predominanza sui nostri campi di modelli in schiuma industriale che richiedono pochissimo lavoro.

A fronte di questa lucida constatazione, si osserva tuttavia, per contro, non solo l’emergere di incontri tra costruttori-piloti (cfr. Huttwil, MFS luglio 22), ma anche di raduni di modelli d’epoca denominati «Vintage».

Il termine «Vintage», l’ennesimo anglicismo, si traduce semplicemente con «vecchio o antico». Nato oltremanica ben quarant’anni fa, questo movimento consiste nel restaurare o ricostruire modelli a volo libero o radiocomandati risalenti soprattutto a circa trent’anni fa, con in più un libero accesso «ai corridoi del tempo»

per i più nostalgici tra noi.

Accelerata dalla diffusione del radiocomando proporzionale a partire dalla metà degli anni ’60, la storia del nostro hobby – che risale tuttavia al XIX secolo – merita oggi, come tante altre, il giusto riconoscimento attraverso la valorizzazione del nostro patrimonio volante, ben oltre le vetrine dei musei. Questa è quindi la ragion d’essere dichiarata di questa categoria.

Se non si può dire, per usare un eufemismo, che la categoria Vintage sia portatrice di progresso tecnico per il nostro hobby, essa mette tuttavia in luce altri aspetti i cui valori rimangono ben attuali:

  • il progressivo ritorno in auge delle gioie offerte dal «fai da te» (il recente periodo di confinamento legato all’epidemia di Covid forse non è estraneo a questo fenomeno).
  • la possibilità di poter far rivivere e/o trasmettere la varietà delle proprie competenze


all'interno dei club per quanto riguarda le riparazioni e il ripristino (come ad esempio il rivestimento in tela o il rifacimento delle strutture portanti delle ali, solo per citare alcuni esempi), che i modelli in schiuma industriale farebbero ben fatica a garantire.

  • modelli quasi interamente riparabili senza che sia necessario disporre di grandi mezzi né di molto spazio in casa.
  • l’adattabilità di questi modelli a quasi tutti i terreni grazie alle loro dimensioni, considerando anche che sono diventati più leggeri grazie alle attrezzature attuali.
  • La loro facile elettrificazione, vista la loro dimensione ragionevole, facilitata dalla loro capacità di carico progettata per
  • attrezzature RC di un’altra epoca.
  • una categoria economica che rimane di facile utilizzo.
  • modelli a volte molto antichi, che in alcuni casi racchiudono la propria storia (vedi più avanti), molti dei quali attendono ancora, al momento, il proprio turno di restauro nelle officine, il che favorisce la ricomparsa di modelli quasi scomparsi che hanno segnato la loro epoca (come nella classe F3a, ad esempio).
  • uno spirito pedagogico che fa rivivere una forma di solidarietà del passato, in contrapposizione all’attuale commercializzazione in cui talvolta è più comodo rivolgere le proprie critiche personali a questo o quel produttore. →


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A distanza di 50 anni, non si può che rimanere stupiti dalla serietà e dalla rilevanza generale di questo tipo di articolo, che vale la pena leggere anche oggi.

In sintesi, si può concludere che, attraverso questo ritorno al futuro, abbiamo forse qui un modo come un altro per riportare in auge, almeno in modo puntuale, ciò che un tempo costituiva la forza dei club, il cui ruolo non si limitava a garantire l’assistenza post-vendita di modelli già pronti: la trasmissione di molteplici competenze ai propri soci. Un punto di forza da non trascurare per il ricambio generazionale e il futuro delle nostre associazioni.

A titolo personale, ho potuto constatare con sorpresa, in occasione dell’ultimo raduno vintage di Yverdon, la presenza di giovani piloti nati ben dopo i propri modelli e che, evidentemente, provavano piacere nel pilotare il loro ritrovamento rimesso a nuovo senza che ciò apparisse loro per questo «fuori moda».

A titolo di esempio, ecco qui brevemente riassunta, in quasi 50 anni, la storia di uno Stearman N2s3 costruito a partire da un kit originale statunitense tipo «fagot de bois» della STERLING Models:

Una storia iniziata nel 1973: fu costruito da mio padre e compì il suo primo volo nel 1977, equipaggiato con un radiocomando ROBBE a 27 MHz. Dopo alcuni aggiornamenti e numerosi voli, e non avendo più volato dal 2002, la prospettiva dell’avvicinarsi del raduno di Yverdon ha rappresentato un potente fattore di motivazione per riportarlo in volo. Questo Stearman è stato quindi completamente rimesso a nuovo insieme al suo motore originale Super Tigre 60 ABC per poter volare in questa occasione. Una gioia incomparabile, accompagnata da ricordi personali.

Laurent Beldame

E finalmente!




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