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Sarei rimasto a letto?

von Ruedi Schmid
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A volte ci sono giorni in cui sarebbe stato meglio restare a casa a letto. Eppure, non sono proprio queste esperienze a rimanere impresse nella memoria e a offrire, inoltre, un grande spunto di divertimento alla cerchia di amici?


Suona la sveglia, sono le sei e un quarto. Oggi c’è la gara degli Sportflyers a Breitenbach. Alle sette parto da Seftigen/Thun per arrivare sul posto in tempo per l’inizio della gara alle 9.00 – conosco bene la strada per il campo di volo di Erlen. Tutto va bene fino a Balsthal, dove supero un cartello arancione e riesco a malapena a leggere «Tunnel Passwang chiuso»: mi fermo davanti al secondo cartello arancione che segue poco dopo e trovo la conferma: «Strada Passwang chiusa».

Purtroppo nell’auto aziendale presa in prestito non c’è nessuna cartina stradale, e nemmeno la passante che sta arrivando sul marciapiede ha idea di come io possa ora raggiungere Breitenbach. Così sono costretto a cimentarmi per la prima volta con il navigatore presente in auto, cosa che riesco addirittura a fare: dopo aver inserito la destinazione Breitenbach, il navigatore ovviamente vuole farmi passare per il Passwang, ma io so che non è la strada giusta e mi dirigo prima verso Basilea.

Poco dopo Waldenburg, il navigatore mi fa svoltare a sinistra. La stradina conduce, passando per una piccola collina, a Bretzwil, dove mi attende la seconda sorpresa: una gentile agente del traffico mi fa cenno di svoltare a destra, anche se il cartello «Breitenbach» indica chiaramente a sinistra. Un cartello arancione conferma il mio timore: «Strada chiusa per lavori di rifacimento del manto stradale».

Dopo l’esperienza positiva appena vissuta con il navigatore, mi lascio guidare con speranza da questo nuovo percorso verso Breitenbach. Dopo 20 minuti di viaggio tra campi e boschi, imbocco una strada che mi sembra sospettosamente familiare e, poco dopo, mi ritrovo di nuovo davanti alla vigile e le chiedo gentilmente aiuto. «Prosegua dritto fino a Grellingen, poi a sinistra fino a Zwingen. Lì presti attenzione al cartello indicatore per Breitenbach.»

Le vigili urbane sono meglio dei navigatori, penso, perché circa un quarto d’ora dopo riconosco finalmente, raggiante di gioia, un cartello con la scritta «Breitenbach». Ma – come faccio ora a raggiungere il campo di volo per aeromodelli da questo ingresso in paese a me sconosciuto? Dopo aver girato un po’ avanti e indietro nel paese, mi rendo conto con amarezza di aver perso l’orientamento. Per fortuna, un passante anziano conosce la strada per l’aerodromo e così, quel giorno, scopro anche dove si trova lo «Schwalbennest» (centro di volo circolare).

Finalmente, dopo un lungo giro a vuoto attraverso i cantoni di Soletta e Basilea Campagna e con un’ora e mezza di ritardo, trovo il campo di volo per aeromodelli di Erlen. Il mais alto mi impedisce di vedere il campo di volo, e le banchi di nebbia mi fanno sperare che forse la gara non sia ancora iniziata. Ma, oh orrore! Non c’è traccia di attività legata alla gara in giro. Dopo di me, altri due veicoli arrivano al campo di volo per aeromodelli. Dal primo scende Felix Andres, il direttore della gara di oggi: «Ehi Ruedi, non hai ricevuto la mia e-mail in cui dicevo che avremmo dovuto annullare la gara?»

Quando scende dal secondo modello, il pilota Martin Lüthi, mi interessa naturalmente sapere come sia arrivato oggi da Düringen a Breitenbach. La sua risposta secca: «Attraverso il Passwang!» Dopo aver deglutito due volte a vuoto e aver fatto un respiro profondo, parlando con Martin viene fuori che a Balsthal ha proseguito oltre il cartello «Strada Passwang chiusa»; in seguito sarebbe apparso anche un altro cartello arancione con le indicazioni relative agli orari di chiusura.

Fino a quel momento, quindi, erano già andate storte diverse cose, ma quella giornata sarebbe diventata ancora più movimentata: durante l’avvicinamento del secondo volo di allenamento, il mio modellino si è schiantato nel boschetto di fronte, naturalmente proprio in cima all’albero di latifoglia più alto. «Non sei il primo a “parcheggiare” il proprio modello nel boschetto», mi consola Felix Andres, che sa già come rimediare: «A Brislach c’è un giardiniere che...»



«Una lunga scala: lui ha già preso dei modelli dall’albero.»

*Kirchhofer Kurt* è scritto su un'insegna aziendale all'estremità nord del paese di Brislach, e due donne che chiacchierano davanti alla casa vicina sanno addirittura che questo giardiniere abita accanto al ristorante Kreuz. Un primo barlume di speranza, quindi. Suonare il campanello della porta d’ingresso non porta a nulla, ma per fortuna un ragazzo nel giardino vicino conosce il suo numero di cellulare. Un’ora e mezza dopo, il giardiniere, sempre pronto ad aiutare, se ne sta in piedi vicino al boschetto scuotendo la testa, con il mio modellino incastrato nella chioma di un albero, e commenta: «Ma la sua scala non è mica così lunga!»

Tra gli altri piloti di modellini giunti nel frattempo sul luogo dell’incidente, uno dice di conoscere ancora qualcuno che ha sempre buone idee. Quest’uomo si chiama Toni Ackermann e, pochi minuti dopo la telefonata, arriva già con il suo motorino a due marce, risalendo il pendio attraverso i campi, e esamina la situazione con me da tutti i punti di vista:

1ª idea: il recupero classico con scala e asta telescopica non è fattibile: il modellino è troppo in alto e l’albero non è isolato.

2ª idea: ingaggiare l’arboricoltore Rolf Jeker di Beinwil. Non è fattibile, perché è impegnato proprio in quel momento a montare un tendone per una festa e potrebbe darci una mano non prima del martedì successivo.

La sua terza idea: potrebbe arrampicarsi sull’albero con i ramponi; la cosa mi preoccupa un po’, ma lui mi rassicura: «Non ti preoccupare, sono un gruista e mi arrampico in questo modo anche sui pali del telefono».

4ª idea: abbattere l’albero! Questa idea viene però presto scartata, perché causerebbe sicuramente problemi con il proprietario del bosco e con il contadino sul cui terreno cadrebbe l’albero abbattuto.

5ª idea: la gru «Herkules» di André Roth (gru telescopica con cestello). Anche questa idea viene però alla fine scartata, perché pesa 18 tonnellate e su un terreno in pendenza non funziona affatto. Inoltre, i danni al terreno causati da questo mezzo supererebbero di gran lunga il valore del modello.

Giungiamo alla conclusione che la soluzione più ragionevole sia quella di avvalerci, il martedì successivo, delle abilità di arrampicata dell’arboricoltore di Beinwil; così, questo sabato torno a casa senza il mio modello, passando per il Passwang. Il motociclista pieno di idee, però, dopo essersi congedato deve aver avuto una sesta idea, perché già domenica sera mi è arrivata un’e-mail da Felix Andres: «Il tuo modellino è stato recuperato dall’arboricoltore Alexander Christ con l’attrezzatura da arrampicata. Potrai venirlo a ritirare a casa mia prossimamente.»

Un sentito ringraziamento a tutti gli appassionati di aeromodellismo di Breitenbach e Brislach che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito a rendere questa giornata di gara indimenticabile e ricca di avvenimenti, nonché al recupero del mio Wind S 110E. Che nessuno osi più dirmi che le gare di aeromodellismo sono noiose!

Ruedi Schmid




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