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Bristol 171 Sycamore – Originale e modello

von Anton Laube
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Il Bristol 171 Sycamore è un elicottero britannico a cinque posti. È il primo elicottero costruito nel Regno Unito dopo la Seconda guerra mondiale. Ne furono prodotti 178 esemplari, utilizzati da alcuni eserciti. Uli Friedgen, di Wiesbaden, ha riprodotto questo elicottero dalla forma insolita in ogni minimo dettaglio, dedicandovi diversi anni di lavoro.


Storia e utilizzo

Con l’invasione dell’Europa da parte delle forze alleate nell’estate del 1944, numerosi ingegneri che in precedenza avevano lavorato a progetti di veleggianti da carico tornarono disponibili. La Bristol Aeroplane Company poté attingere a queste risorse e iniziò lo sviluppo di
un nuovo tipo di elicottero. Dopo oltre due anni di fase di sviluppo e progettazione, durante i quali fu prestata particolare attenzione alla resistenza dei componenti tecnici, il prototipo del Sycamore fu completato e poté decollare per il suo primo volo il 27 luglio 1947.

Nel corso della produzione in serie, tuttavia, furono apportate alcune modifiche. La cabina fu allargata, in modo da poter ospitare tre passeggeri dietro al pilota. La struttura della cabina fu rinforzata per consentire il montaggio di un verricello e, su richiesta, il rotore principale fu progettato in modo da poter essere ripiegato.

Dal febbraio 1952 al 1959 furono prodotti complessivamente 178 velivoli per la Royal Air Force, la Bundeswehr tedesca, le

forze armate belghe e la Royal Australian Air Force, nonché per gli utenti civili British European Airways e Ansett Australia, furono prodotti complessivamente 178 velivoli.

La Bundeswehr ricevette 50 elicotteri del tipo Sycamore, i primi dei quali furono consegnati all’Aeronautica Militare a partire dal maggio 1957. I primi tre elicotteri erano denominati Mk14, altri 47 poi Mk52 G e corrispondevano in larga misura all’ultimo modello HR Mk14 consegnato alla Royal Air Force. A partire dal giugno 1958 furono consegnati complessivamente 10 elicotteri all’aviazione navale. A partire dal gennaio 1967, la Marina cedette gli elicotteri all’Aeronautica Militare. Due anni dopo, il servizio dei Sycamore presso la Bundeswehr giunse al termine.


Progettazione

Il velivolo è interamente realizzato in metallo, è dotato di un carrello di atterraggio a tre gambe non retrattile e presenta la configurazione convenzionale con rotore principale e rotore di coda. Entrambi i rotori hanno tre pale ciascuno, realizzate in legno con un elaborato processo di lavorazione. Il Bristol 171 fu il primo elicottero sviluppato e costruito interamente in Gran Bretagna. Mentre il prototipo era ancora equipaggiato con un motore Pratt & Whitney R-985, già nel secondo esemplare costruito venne utilizzato il nuovo e più potente motore radiale Alvis-Leonides. Questo motore sarebbe stato impiegato di serie in tutti i successivi esemplari di Sycamore costruiti. →



Il Sycamore nell'Aeronautica Militare tedesca

L'Aeronautica Militare tedesca impiegò inizialmente il Bristol Sycamore presso la Scuola di pilotaggio (FFS) di Memmingen e successivamente anche a Fassberg. L'utilizzo prevalente avvenne da parte delle squadriglie di soccorso aereo e di collegamento. Alcuni esemplari furono impiegati come elicotteri di collegamento in diverse unità. Nel febbraio 1962, i Sycamore dell’Aeronautica Militare e della Marina Militare parteciparono alle operazioni di soccorso in occasione della catastrofica mareggiata ad Amburgo.

Gli elicotteri delle squadriglie di soccorso aereo e di collegamento recavano le sigle CB+..., CC+..., CD+... e, successivamente, anche LB+..., LC+...; per il resto, riportavano le sigle delle rispettive unità. Dopo l’introduzione delle nuove immatricolazioni, a partire dal 1968 recarono ancora per un breve periodo i codici da 78+01 a 78+37.


Curiosità

Un Bristol 171 compare nel film americano «Mit dem
Wind nach Westen» (1980) nei panni di uno pseudo-Mi-1. È visibile anche
nell’episodio di «Tatort» intitolato «Kielwasser», con Götz George nel ruolo del commissario Schimanski (1983). Si trattava del velivolo con il numero di matricola D-HALC. Il D-HALC fu completamente distrutto nel 1986 a causa di un incendio
al motore. Tuttavia, già nel 1987 fu immatricolato un altro Bristol 171: il D-HALD. Nel 1988 fu immatricolato il D-HALD e nel 1989 l’ex D-HELM, con



HB-RXA e RXB, elicotteri unici in Svizzera

Peter Schmid, originario della Svizzera orientale, acquistò cinque elicotteri: tre come ricambi, uno fu trasportato su camion (il futuro HB-RXB) e il D-HELM, che giunse in Svizzera per via aerea. Il 13 giugno 1989 la D-HELM è stata iscritta nel registro svizzero con la matricola HB-RXA. Il 19 agosto 1992 l’elicottero ha subito un incidente nei

vicino a Widnau (SG). Subì danni così gravi che non fu più rimesso in funzione. Negli anni successivi, l’HB-RXB fu completamente restaurato e verniciato secondo lo schema originale della Royal Air Force. Nel 2012 Peter Schmid vendette la sua intera collezione alla Red Bull a Salisburgo, in Austria.


Destino

Tra i Flying Bulls della Red Bull, dal 2010 al 2013 è stato restaurato un esemplare in condizioni di volo. Si tratta dell’ex D-HALD, immatricolato in Austria con il numero OE-XSY.



Progettista, progettazione e realizzazione del modello

A metà degli anni ’90, Uli Friedgen di Wiesbaden visitò il museo degli elicotteri di Bückeburg. Da quel momento, la forma insolita del Sycamore non gli uscì più dalla testa e la decisione di realizzarne una riproduzione in scala divenne per lui un dato di fatto. In circa due anni, utilizzando polistirolo e compensato, ha realizzato i contorni approssimativi del modello originale. Per ottenere una superficie rigida, Uli ha rivestito il modello preliminare con tessuto in fibra di vetro e resina epossidica. In questo modo ha potuto modellare i dettagli del modello con lo stucco, conferendogli la forma definitiva. Molti dettagli dell’originale (aperture, bocchette, fessure di ventilazione) e ben oltre 20.000 rivetti, realizzati sotto forma di puntini di colla bianca, sono stati poi applicati al modello originale definitivo. Sul modello originale si è però dovuto rinunciare ad alcuni dettagli in scala che avrebbero causato sottosquadri nello stampo. Ciò avrebbe impedito, in seguito, di estrarre il modello dallo stampo. Per questi dettagli, come i bocchettoni di rifornimento del carburante e dell’olio e altri ancora, sono stati successivamente realizzati modelli originali e stampi separati. Ma poiché Uli nutriva grande timore nei confronti dello stampaggio, trascorsero alcuni anni prima che, a cavallo del secolo, il suo collega del club di aeromodellismo Heiner Barrois si offrisse di aiutarlo nella realizzazione degli stampi e nella laminazione della fusoliera. Grazie alla sua attività nella costruzione di velivoli a vela di grandi dimensioni, disponeva di sufficiente esperienza e know-how nella realizzazione di stampi in vetroresina. Fu così che all’altezza del montante del rotore venne effettuata una separazione della fusoliera, rendendo rimovibile la parte anteriore della stessa. Ben presto seguì la prima fusoliera ricavata dagli stampi.


Struttura del modello

Come meccanismo è stata inizialmente utilizzata una Futura Gold con uno ZG-23-



Dati tecnici
ModelloModello
Scala:1:8
Diametro del rotore:14,80 metri1,85 metri
Lunghezza:14,10 metri1,76 metri
Altezza:4,49 metri0,56 metri
Larghezza:3,40 metri0,43 metri
Peso a vuoto:1850 chilogrammi
Peso al decollo:2500 chilogrammi8,6 chilogrammi
Velocità:160 km/h
Autonomia:531 chilometri


Comando del rotore e testa

Una particolarità del modello originale è il sistema di comando del rotore principale. Attraverso l’albero cavo del rotore, un «ragno» posizionato sulla testa del rotore viene sollevato o abbassato (passo collettivo) oppure inclinato (comando ciclico). Realizzare questo sistema anche nel modello sarebbe stata sicuramente una sfida, ma con un albero del rotore da 10 mm sarebbe stato estremamente difficile. Per questo motivo è stato scelto un sistema di articolazione CCPM a 120°. Come testa del rotore è stata utilizzata una testa Bendix a tre pale già disponibile della OF, mentre come pale del rotore sono state impiegate le M-Blades in alluminio. La velocità del rotore principale di 950 giri/min si è rivelata corretta fin da subito. Il sistema funzionava in modo molto silenzioso e con poche vibrazioni. In questo modo si è ottenuta anche una risposta dei comandi molto vicina alla cloche.


Primo volo e battuta d'arresto

Nel novembre 2011, dopo un periodo di sviluppo e costruzione durato

oltre 15 anni, si è potuto effettuare il primo volo. Senza problemi o incidenti degni di nota, il modello è stato messo a punto con numerose sessioni di volo in planata. Ben presto anche i voli turistici e le esibizioni durante le manifestazioni aeronautiche sono diventati un grande divertimento per il costruttore.

A causa di un problema tecnico che provocava forti risonanze, alla fine dell’estate del 2013 il modello precipitò da bassa quota. Fortunatamente non si verificarono danni che non potessero essere riparati

. Ciò che però preoccupava maggiormente Uli Friedgen era la questione se il motore a benzina fosse ancora al passo con i tempi. Dopo lunghe riflessioni e anche calcoli, decise di convertire il modello alla propulsione elettrica. Una volta riparata la fusoliera, si è passati alla progettazione e alla realizzazione di un sistema elettromeccanico adeguato. Sono stati utilizzati componenti della prima versione del sistema Futura, integrati con pulegge per cinghie dentate della ditta Mädler. Le piastre laterali e il supporto del motore sono stati realizzati in alluminio. Come motore e regolatore sono stati utilizzati i prodotti Kontronik: il motore Pyro 700 e il regolatore Power-Jazz. Il modello vola con una batteria 10S.

Appena un anno dopo è avvenuto il secondo volo inaugurale, questa volta in modalità elettrica. Anche in questo caso non si sono verificati problemi di alcun tipo sin dall’inizio.



Conclusione di Uli Friedgen, costruttore e pilota

«Naturalmente, dopo l’incidente – avvenuto dopo un periodo di funzionamento complessivo relativamente breve – la delusione iniziale è stata grande e mi ha portato a dedicarmi nuovamente ad altri progetti. Ma, col senno di poi, la conversione alla trazione elettrica effettuata nell’ambito della riparazione ha portato con sé moltissimi effetti positivi. Grazie alla meccanica notevolmente più compatta, ho potuto portare avanti l’ampliamento della cabina di pilotaggio; inoltre, ora un modulo sonoro elettronico riproduce il «vero» suono del motore a stella, che risalta particolarmente durante l’«avvio» e lo «spegnimento» del motore e rende il

modello appaia ancora più realistico. La propulsione elettrica, silenziosa e a basse vibrazioni, è molto vantaggiosa anche per i componenti in scala finissimi, come ad esempio il verricello idraulico di soccorso. La configurazione dell’unità motore-trasmissione per regimi compresi tra 900 e 1000 giri/min e batterie LiPo da 10 s ha dato ottimi risultati e, con una capacità di 5300 mAh, consente tempi di volo di ben 12 minuti con una riserva del 25%.

Conclusione: un progetto di costruzione che mi ha appassionato per molti anni ora torna a regalarmi grandi soddisfazioni anche dal punto di vista del volo, e le prestazioni in volo di questo modello di elicottero fuori dal comune continuano a entusiasmarmi ogni volta.»

Foto: Uli Friedgen, Anton Laube



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